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The International School for Holocaust Studies

Qui non ci sono bambini

Un'infanzia ad Auschwitz


Qui non ci sono bambini

Qui non ci sono bambini
Un'infanzia ad Auschwitz
Thomas Geve
NIS 120


Una testimonianza dalle caratteristiche paricolari.
Ogni cosa, ogni episodio, ogni traccia, per quanto flebile. A tredici anni il desiderio di esplorare e conoscere il mondo ti fa spalancare gli occhi, stupiti e avidi, sulla realtá che ti circonda: ma cosa succede quando il tuo unico, insuperabile orizzonte é quello dell'Olocausto, dell'umiliazione quotidiana e sistematica? Come si diventa uomini quando nulla intorno a te é degno di un uomo? "Sono nato nel 1929 e nel 1933 i nazisti prendono il potere: l'unico mio ricordo é la persecuzione". Thomas Geve ha tredici anni quando, nel 1943, viene deportato ad Auschwitz. Solo perché ha l'aria di essere un po' piú grande della sua etá, Thomas viene assegnato ai lavori forzati: nella logica folle e rovesciata del campo é una fortuna perché "i bambini al di sotto dei quindici anni vengono mandati direttamente alle camere a gas". Nonostante le quotidiane violenze, un lavoro che é solo tortura, la scientifica e continua offesa alla dignitá umana, Thomas sopravvive: Nell' aprile del 1945 le truppe alleate irrompono nel campo e liberano i prigionieri. Allora fa qualcosa di unico nella storia delle testimonianze dei sopravvissuti. Per conservare la memoria dell'inferno e raccontare ai genitori ció che ha visto, sceglie di fare quello che ogni bambino ha sempre fatto: inizia a disegnare. Si procura delle matite colorate, un bene prezioso e inarrivabile durante i giorni della prigionia, e trasforma il retro dei moduli e dei formulari delle SS nei 79 disegni che compongono questa raccolta.
Il 30 gennaio 2011 Thomas Geve è stato ospite della trasmissione di RAI 3 "Che tempo che fa": mentre veniva intervistato da Fabio Fazio sulla parete dello studio scorrevano ingrandite le immagini dei disegni che l'autore commentava con rinnovata emozione.
Il volume è edito da Einaudi in collaborazione con lo Yad Vashem.