Friends  |  Press Room  |  Contact Us

The International School for Holocaust Studies

L'uso della testimonianza nella didattica della Shoah

Shira Magen
Consulenza di Shulamit Imber, Dr. Iael Nidan Orvieto e Orit Margaliot
Dipartimento Educativo Europeo Yad Vashem, Gerusalemme

"Unità pedagogica pubblicata nel volume Spunti Didattici contenuto nel kit didattico Viaggio nella Memoria © 2007 Associazione Figli della Shoah"

Zachor (Ricorda)- Apprendimento e memoria

“Nella tradizione ebraica l'ordine di ricordare è categorico. Questo dovere, però, non si esaurisce con l'atto cognitivo del ricordare, ma deve essere connesso sia al suo significato, sia all'azione che esso implica. Oggi noi che abbiamo il ricordo inciso nei nostri cuori e nella nostra carne, dobbiamo passare la fiaccola della memoria alla prossima generazione. Vi tramandiamo anche la lezione fondamentale dell'ebraismo, quella per cui l'esercizio della memoria deve andare di pari passo con fini etici e morali. Questo deve essere il fondamento e il fulcro delle vostre energie per poter creare un mondo migliore.”[1]
L'atto di apprendere è l'atto di acquisire conoscenza ed è sulla base della conoscenza che possiamo imparare, agire e sforzarci di migliorare. Una delle condizioni per apprendere dal passato è conoscerlo e quando parliamo di Shoah- il massacro della popolazione ebraica d'Europa-questo concetto è di importanza cruciale. Poichè la Shoah è uno dei capitoli più importanti della Storia, con significati etici e umani estremi, l'esserne a conoscenza è un dovere dell'uomo. La conoscenza comunque non è un valore in sé; le parole citate all'inizio sono parte di un documento scritto da sopravvissuti alla Shoah e letto da Zvi Gill, sopravvissuto egli stesso, alla conferenza internazionale dal titolo “L'eredità dei sopravvissuti alla Shoah”, che si è tenuta a Yad Vashem nell'aprile 2002. Queste persone, che hanno subito le atrocità dei nazisti e dei loro collaboratori, nei loro discorsi esprimono la loro visione della memoria della Shoah ed il suo ruolo nel patrimonio ereditario dell'umanità. Per Yad Vashem insegnare la Shoah ha un valore simile a quello che per un sopravvissuto è la memoria: conoscenza accompagnata da intenti e valori di caratttere etico e morale.

Il ruolo delle testimonianze.

Uno dei problemi con cui gli educatori si devono spesso confrontare è quale sia il modo giusto di insegnare questo argomento e, più nello specifico, quali fonti debbano essere utilizzate. Il corpus della conoscenza di qualsiasi evento storico è rafforzato dalla combinazione di molte fonti di origine diversa. La Shoah è uno degli avvenimenti storici maggiormente documentati: vi sono documenti ufficiali dei nazisti, documenti ufficiali degli alleati, documenti personali appartenenti a Ebrei e non Ebrei e tutti questi sono solo alcuni tra i milioni di documenti esistenti relativi a quel periodo. Oltre ai documenti prodotti durante la Shoah, si dovrebbe fare riferimento anche a fonti risalenti al dopoguerra: i protocolli dei processi ai criminali nazisti, per esempio, includono sia le testimonianze dei carnefici sia quelle delle vittime che sopravvissero. La documentazione sulla Shoah può anche essere suddivisa secondo la sua origine Ebraica o non ebraica. Venire a conoscenza di documenti Ebraici in generale e di documenti Ebraici personali in particolare ( diari, lettere, testimonianze) ha un valore aggiunto; essi ci permettono di ascoltare la voce individuale di coloro che caddero vittime della persecuzione. Quando parliamo di didattica della Shoah, questa voce individuale aumenta l'efficacia del processo di apprendimento.

Ne corso degli anni, molti sopravvissuti hanno scelto di testimoniare attraverso diversi mezzi di comunicazione e le loro testimonianze vengono ora usate per scopi didattici.
E' preferibile che l'apprendimento relativo alla Shoah sia un insieme di fonti di diverso genere e fra queste è estremamente importante utilizzare le testimonianze dei sopravvissuti.

Il ruolo della testimonianza dei sopravvissuti nella memoria e nella didattica della Shoah è decisivo per due motivi primari:

  1. ”La creazione del ghetto è, naturalmente, soltanto una misura provvisoria...lo scopo ultimo deve essere in ogni caso quello di cauterizzare completamente questa piaga” affermò Fredrich Uebelhoer, capo del distretto di Kalisz, nel suo ordine di creare un ghetto a Lodz (19 dicembre 1939)[2]
    Il 19 luglio 1944 i tedeschi cominciarono a rastrellare i 2000 Ebrei di Rodi e Kos; dopo una detenzione di diversi giorni essi furono caricati su barconi diretti ad Atene per poi essere condotti in treno ad Auschwitz-Birkenau. Durante la traversata le imbarcazioni si fermarono a Leros per caricare l'unico Ebreo dell'isola.
    Queste sono due delle molte fonti, parole ed eventi, dai quali apprendiamo che i nazisti non consideravano gli Ebrei esseri umani; li vedevano come parassiti che dovevano essere completamente sterminati. Proprio per questo si prefissero lo scopo di eliminare non soltanto ogni Ebreo su cui potessero mettere le mani ma anche ogni prova di questo crimine.
    Alla luce di questo intento il fatto che Ebrei rimasti possano parlare di quanto accaduto e di coloro che non sopravvissero, e che possano raccontare la loro esperienza umana, assume un grande rilievo.
  2. Parlare di Shoah implica aver a che fare i numeri.Se si deve acquisire una conoscenza storica ed una comprensione degli eventi è necessario sapere che circa 6000.000 di Ebrei furono assassinati. Se si vogliono compredere le condizioni inumane nel ghetto di Varsavia, per esempio, si dovrebbe sapere che la razione giornaliera di cibo fornita dai tedeschi per ogni residente del ghetto era di 184 clorie. Tuttavia se la Shoah è un insieme di atrocità che furono inflitte da persone a persone, poiché possiede un grande significato morale ed etico, è fondamentale che l'esperienza umana delle vittime sia raccontata in prima persona affinchè essa possa essere, almeno in parte, compresa. In questa sede è doveroso notare quanto sia importante conoscere gli aspetti umani anche di protagonisti non Ebrei, per esempio dei salvatori, degli spettatori, dei collaboratori e degli esecutori. Ciò richiede, comunque, una discussione separata, che non riguarda questo testo.
Testimonianza: alcune definizioni del dizionario.

Quando cerchiamo nei dizionari e nelle enciclopedie il termine “testimonianza” trovamo diverse definizioni, che possono essere divise in tre gruppi principali:

  1. Significati di carattere legale: a) tutte quelle dichiarazioni scritte o orali, portate in un caso legale o in un processo. b) qualcosa che serve come prova.
  2. Significati connessi ad una autenticazione, non necessariamente in relazione al contesto legale: a) un'asserzione che offre una autenticazione di prima mano di un fatto. b) prova a supporto di un fatto o di una asserzione; prova.
  3. Significati religiosi Ebraici: a) le tvole di pietra su cui è scritta la Legge di Mosè. b) L'arca contenente queste tavole.

Qual è la definizione appropriata per le testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah? Possiamo esaminare questa domanda da due angolazioni diverse.
a. Il modo in cui i sopravvissuti vedono la testimonianza (un ulteriore approfndiemnto su questo argomento si può trovare sul sito web di yad vashem).
b.Il punto di vista della didattica, fulcro di questo testo.
Così, per trovare la definizione di testimonianza adatta al contesto della didattica, esaminiamo gli obiettivi delle testimonianze nella didattica della Shoah.

Molti insegnanti fanno uso di testimonianze audiovisive; coloro che possono fanno il possibile per invitare soravvissuti che raccontino la loro testimonianza alle classi, ma quale ruolo riveste il testimone nel processo educativo? Qual è il modo giusto per affrontare una testimonianza? Queste sono solo alcune delle domnde che gli insegnanti impegnati nella didattica della Shoah si pongono. Questo testo intende dare delle risposte ad alcune di queste domande ed anche fornire strumenti per porne di nuove.

Obiettivi dell'uso delle testimonianze in classe.

- Restituire dignità umana alle vittime. Uno dei principi portanti nella filosofia pedagogica dello Yad Vashem è la restituzione della dignità umana alle persone coinvolte nella Shoah e , in particolare, alle vittime.
La Shoah non sarà probabilmente mai “capita”, tuttavia per potersene occupare attraverso una prospettiva didattica dovrebbe e può essere trattata come un insieme di storie umane accessibili e tangibili. La storia individuale, raccontata dai sopravvissuti della Shoah, rappresenta gli Ebrei come esseri umani e restituisce loro la identità, cosa che permette al pubblico di condividere la loro terribile condizione.
- Rendere più tangibile l'inconcepibile. “..Molti sopravvissuti..ricordano che le SS si divertivano a schernire i prigionieri: “In qualunque modo questa guerra si concluda noi avremo vinto la guerra contro di voi; nessuno di voi rimarrà vivo per raccontare, ma anche se qualcuno dovesse soravvivere, il mondo non gli crederà...la gente dirà che gli eventi che descriverete sono troppo mostruosi per essere creduti: diranno che essi rappresentano delle esagerazioni della propaganda alleata..Saremo noi a dettare la storia dei Lager”[3]. L'essenza della Shoah, come quella di quella di molte storie umane, è molto difficile da afferrare.. studiarla attraverso documenti storici e, nel contempo, ascoltare le voci individuali delle persone che effettivamente hanno vissuto questo periodo, aiuta a rendere questi eventi più tangibili e realistici.
- Consegnare messaggi morali. “Non uccidere!” Questo fondamentale principio dell'etica umana fu consegnato agli uomini dalle vette del Monte Sinai. Il ricordo dello sterminio di 6 milioni di Ebrei da parte dei nazisti e dei loro volenterosi aiutanti ci obbliga ad agire secondo questo comandamento. La vita è un dono della creazione, la sua forma e la sua essenza sono un'affermazione di uguaglianza definitiva fra tutti quelli creati a immagine divina; avendo in mente questo concetto sembrerebbe ovvio e indiscutibile che tale basilare comandamento vincoli l'umanità intera, ciononostante esso viene ignorato beffardamente in ogni angolo del mondo. Noi, come parte del retaggio della Shoah, dobbiamo cercare di risolvere con ogni mezzo i conflitti umani, tra stati o tra persone, in modo da prevenire inutili spargimenti di sangue”.[4] Agli educatori spetta l'importante compito di collegare la didattica della Shoah a lezioni di etica. Un messaggio etico portato da un apersona che abbia sperimentato l'atrocità della Shoah ha un potere speciale. Questo potere è ancora più forte quando viene portato dal contatto diretto fra un sopravvissuto e gli studenti.
- Stimolare il dovere morale di essere consapevoli della sofferenza umana. Una delle più importanti lezioni morali che possono essere insegnate attraverso la Shoah è quella della responsabilità personale. Questo tema può essere affrontato ad es. trattando l'argomento degli esecutori, collaboratori e spettatori. Incontrare un sopravvissuto ed ascoltare la sua testimonianza è un modo per stimolare sia il senso del dovere sia la responsabilità personale.
- Trasformare gli studenti in portatori delle fiaccole della memoria. ”Quando una persona rende la propria testimonianza, la porge sempre ad un' altra persona”, scrive Roger Simon[5], evidenziando l'auspicabile risultato di poter ascoltare sia una testimonianza dal vivo sia una audiovisiva. Trattando di memoria e didattica della Shoah, dobbiamo prepararci ad un'era in cui non rimarrà più nessuno che potrà parlare della Shoah in prima persona. Ci sono diversi modi per prepararsi a ciò, uno di essi consiste nella creazione di testimoianze audiovisive.
Quando ricorriamo alla testimonianza in classe, il risultato auspicabile dell'incontro è che gli studenti si sentano vincolati a tramandare la memoria. Questo argomento può anche essere collegato al concetto di responsabilità personale: trasformare gli studenti in persone che portano la fiaccola della memoria è importante anche in relazione al fenomeno del negazionismo.

Uso della testimonianza in classe, questioni pratiche.

Scelta

La voce della vittima può essere porta in modi diversi: una testimonianza resa in classe da un sopravvissuto, una testimonianza audiovisiva, una testimonianza scritta sotto forma di diario o di memorie. Opere d'arte quali un romanzo breve o un racconto , un quadro o una scultura possono anch'essi essere considerati come forma di testimonianza. Come si può scegliere il giusto tipo di testimonianza? Ora ci concentreremo su due dei molti aspetti che possono essere presi in considerazione quando si sceglie:

A) L'età degi studenti.

L'età è il criterio fondamentale quando si decide se e cosa insegnare a proposito della Shoah; secondo la filosofia pedagogica dello Yad Vashem, la Shoah può essere insegnata a partire dalla giovane età, purchè ciò venga fatto in maniera corretta. Il modello proposto è quello a spirale: nella prima fascia d'età i bambini possono essere informati sulla terminologia di base riguardante la Shoah attraverso la storia di un individuo. I principi fondamentali che devono guidare l'insegnamento della Shoah in quella fascia d'età sono:
1) L'uso della storia di un individuo.
2) La scelta di una storia che abbia aspetti di ottimismo: il protagonista è sopravvissuto e ci sono stati atti di umana pietà; in questo modo il bambino non viene esposto ad una storia terrificante e viene messo di fronte a valori umani positivi.
3) In questo processo il bambino viene accompagnato dall'insegnante con il quale ha instaurato un rapporto positivo e di lunga durata.
In questo quadro l'insegnante esmina con i bambini gli aspetti fondamentali dell'evoluzione della vita di una persona, preferibilmente di un bambino. Per esempio: una bambina che si trasferisce nel ghetto, che cosa porta con se? Com'è la sua vita nel ghetto? Come si sente nel dover portare la stella gialla? Che cosa significa crescere nel ghetto?
Il passo seguente, per bambini di età superiore, stimola una discussione più ampia, fa riferimento ad una famiglia. La conoscenza di una famiglia includerà più persone, più attenzione alle relazioni tra persone e gruppi. La discussione a livello di famiglia è importante perchè è una situazione sociale che tutti i bambini conoscono e con la quale possono relazionarsi. A questo livello i ragazzi possono essere incoraggiati ad occuparsi non solo delle vittime ma anche dei salvatori.
Quando i ragazzi entrano nell'adolescenza cominciano a consolidare l'identità personale, sociale e nazionale ed i valori umani. In questa terza fase possono mettersi in contatto con una cerchia sociale più ampia, una comunità.
Dal momento che le loro percezioni emozionali e cognitive sono maturate gli adolescenti possono affrontare aspetti psocologici di una complessità che trascende le vittime; possono ora affrontare il dilemma dei salvatori, dei bystander e dei carnefici. In definitiva affermiamo che il contenuto della Shoah va affrontato gradualmente, adeguandolo alla fase di svilupo emozionale e cognitivo dello studente. L'incontro con differenti gruppi umani crea consapevolezza di problemi e situazioni diverse che gli Ebrei hanno affrontato durante la Shoah; se affrontato nel giusto modo questo riduce la tendenza a giudicare ed incoraggia la riflessione sul sé.

La scelta del testimone dovrebbe essere guidata dai seguenti criteri:

Testimoni per la scuola primaria e per la scuola media: un insegnante che intenda invitare un sopravvissuto per testimoniare dovrebbe confermare l'invito dopo aver avuto un incontro preparatorio; nell'incontro l'insegnante dovrebbe spiegare che la storia dovrebbe essere raccontata in modo non traumatico per i ragazzi, non dovrebbe contenere descrizioni orribili di vita e morte nel campo..un sopravvissuto che abbia passsato gli anni della guerra nascosto sarebbe una scelta migliore.

Testimoni per la scuola superiore: negli anni della scuola superiore gli studenti sono pronti per fronteggiare storie più difficili..materiale riguardante persone che non sono sopravvissute può essere usato con gli studenti più grandi; è comunque responsabilità dell'insegnante controllare in anticipo la storia e giudicare se la testimonianza potrà corrispondere alle caratteristiche cognitive ed emozionali degli studenti.

B) Il contesto locale.

Chi insegna la Shoah spesso si trova di fronte il dilemma su cosa focalizzarsi nel tempo limitato che ha a disposizione. Si deve presentare un quadro generale della Shoah in Europa o concentrarsi sugli eventi del proprio paese? Idealmente bisognerebbe equilibrare i due aspetti: per fornire una comprensione storica della Shoah gli insegnanti dovrebbero insegnare il contesto più ampio della tragedia senza trascurare gli specifici aspetti locali; quindi scegliendo le testimonianze è estremamente importante provare a presentarne una locale cercando di inserirla in un contesto storico corretto.
Un'ultima annotazione: non abbiamo parlato della scelta tra un testimonianza vivente ed una registrata..è ovvio che l'incontro con un testimone consente una interazione che è un valore aggiunto importantissimo.

Preparazione

Differenti tipi di testimonianze richiedono diverse preparazioni ma alcuni principi generali sono rilevanti in ogni caso.

Uno dei passaggi più importanti è fornire un contesto storico; la testimonianza di un sopravvissuto è una micro-storia, una storia personale raccontata da un aprospettiva specifica e soggettiva.
Sebbene sia molto potente, la sua ricchezza di significati, specialmente in ambito educativo, si rafforza quando è situata in un contesto specifico.
Nostro dovere morale è cercare gli aspetti universali della Shoah ma la discussione può nascere solo se radicata nella comprensione della realtà storica; è dovere dell'insegnante quindi fornire il contesto storico agli studenti prima del loro incontro con un sopravvissuto. Il contesto include una terminologia importante per capire la testimonianza, ad es. ghetto, campo di lavoro/transito/concentramento/ sterminio. Se gli studenti non conoscono questi termini potranno avere solo una parziale comprensione della storia.

Nella preparazione di un incontro con un testimone è indispensabile un lavoro che riguarda le tre componenti dell'incontro:

L'insegnante ed il testimone.
L'isegnante è una figura chiave nella preparazione degli studenti all'incontro. E' molto importante che l'insegnante incontri il sopravvissuto prima: un contatto umano preventivo contribuisce ad avere una atmosfera più rilassata durante l'incontro coi ragazzi; può servire anche a preparare sia l'insegnante che il testimone alle aspettative reciproche. Parlare col testimone permetterà all'insegnante di conoscere la sua storia, di consigliarlo riguardo alla focalizzazione del suo discorso con i ragazzi. E' consigliabil suggerire al testimone di parlare della sua vita precedente e successiva alla Shoah, oltre che della Shoah; l'insegnante può anche ipotizzare alcune domande che i ragazzi potrebbero rivolgere al testimone e dirgli che non è obbligato a rispondere a tutto.

Gli studenti: è molto importante informare gli studenti sui principali eventi storici riguardanti il testimone e la sua storia; l'insegnante può evidenziare i luoghi e la terminologia che potrebbero emergere dalla narrazione e collocarli all'interno del quadro storico che gli studenti già conoscono. Conoscendo il significato dei termini storici i ragazzi potranno concentrarsi sul lato umano della vicenda; l'insegnante può suggerire ai ragazzi di annotarsi le domande durante l'ascolto per porle alla fine della testimonianza. E' importante incoraggiare sia i ragazzi a fare domande sia il testimone a rispondere, perchè il contatto umano tra loro è un prezioso valore aggiunto.

Suggerimenti per attività propedeutiche.

a) Cosa aspeettarsi e cosa non aspettarsi. E' importante che l'insegnante indaghi su quali siano le aspettative degli studenti riguardo all'incontro con il testimone. ”Non siamo né storici né filosofi, siamo solo testimoni”[6] dice Primo Levi quando parla della sua esperienza. Nel processo educativo le testimonianze non devono essere la fonte primaria della conoscenza e dell'apprendimento della storia. I sopravvissuti non sono storici e l'educatore dovrebbe chiedere loro di raccontare una storia personale che andrà in parallelo con le nozioni storiche di cui gli studenti sono già in possesso e con altre fonti primarie e secondarie.
b) A seconda della classe e dell'insegnante, può essere anche utile riunirsi prima dell'incontro per incoraggiare gli studenti a elaborare domande da porre al testimone.

Problematiche da affrontare.

Quando si lavora con i testimoni e si trae vantaggio dai loro valori l'insegnante, e alcune volte anche gli studenti, dovrebbero essere consapevoli delle caratteristiche specifiche connesse a questa forma di conoscenza.
- “La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace, questa è una verità risaputa non solo dagli psicologi ma anche da chiuque abbia prestato attenzione al comportamento di coloro che ricordano o anche al proprio”[7] scrive Primo Levi, evidenziando uno dei maggiori limitti delle testiomonianze dei sopravvissuti. Due persone che abbiano vissuto la stessa esperienza non la ricorderanno mai allo stesso modo, la memoria umana è influenzata da elementi diversi che la compongono: opinioni, tratti della personalità, esperienze di vita, conoscenza a posteriori, compressione ed erosione del tempo che passa sono solo alcuni degli elementi che influenzano il modo in cui i nostri ricordi si formano. Differenze tra testimonianze rese dallo stesso testimone subito dopo gli eventi e anni dopo sono abbastanza comuni, come lo sono imprecisioni su date e dettagli. L'insegnante deve essere consapevole di queste caratteristiche e deve essere preparato a rispondere alle domande dei suoi studenti su questo, oppure a stimolare una discussione sul tema della memoria e delle testimonianze.
- la Shoah fu lo sterminio sistematico, per motivi ideologici, di circa 6000000 di Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Le storie individuali riguardo a quel periodo sono raccontate ovviamente da coloro che sopravvissero; sono le storie dei vivi e non quelle dei morti e perciò dovremo stare attenti a non formarci una visione distorta delle cose. Ciò può verificarsi, ad esempio, quando si parla di Auschwitz-Birkenau. Il campo fu costruito con un obiettivo ben preciso, l'uccisione degli Ebrei; nel contempo veniva utilizzato come campo di lavoro nel quale venivano sfruttati migliaia di prigionieri, Ebrei e non Ebrei. Ogni giorno i treni portavano al campo migliaia di Ebrei, la maggior parte dei quali veniva mandato immediatamente alle camere a gas L'esecuzione degli altri, scelti per il lavoro, era solo rimandata, la maggior parte di essi moriva a causa del lavoro e della fame, oppure veniva mandata alle camere a gas. Quando si ascoltano le testimonianze dei prigionieri di Aushwitz-Birkenau è facile prestare attenzione alla “vita nel campo” dimenticando che questo era soprattutto un campo della morte e che coloro che sopravvissero fanno parte di una piccola minoranza.

Conclusione

Abbiamo cominciato con alcune definizioni di “testimonianza” che si possono trovare sul dizionario, evidenziando tre categorie di significati; esaminando il ruolo della testiomnianza dei sopravvissuti dopo la Shoah in generale e nella memoria e nella didattica della Shoah in particolare, sembra che questo tipo di testimonianza possa riconoscersi in una delle suddette categorie. Coloro che sono sopravvissuti alla Shoah hanno testiomniato nei palazzi di giustizia fornendo la cosiddetta “prova viva” durante il processo di istituzione delle cause penali contro i criminali di guerra; negli ultimi vent'anni alcuni di loro hanno testimoniato nuovamente affrontando il nuovo/vecchio fenomeno del negazionismo.

Le testimonianze , nel contesto generale della memoria come in quello specifico della didattica, hanno obiettivi diversi; esse affrontano eventi molto difficili da comprendere, molti dei sopravvissuti testimoniano con il fine di consegnare messaggi morali. In questo modo essi si ricollegano, sotto certi aspetti, alla terza definizione di “testimonanza”. “Non uccidere”, come appare nei documenti dei sopravvissuti, è probabilmente il comandamento implicito in tutte le testimonianze.


[1] www.yadvashem.org/yv/en/education/index.asp
[2] “report by Ubelhoer on the establishment of the ghetto in Lodz, December 10, 1939” in Y. Arad, I.Gutman and A. margaliot (a cura di 9 Document on the Holocaust, University of Nebraska press, Lincln and London, Yad Vashem, Jerusalem, 1996., pag.194.
[3] Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986, pag.3
[4] www.yadvashem.org/yv/en/education/index.asp
[5] Roger Simon,”The contribution of Holocaust audio-visual testimony to remembrance, learning and hope”, in “cahier international sur le Temoignage Audiovisuel”, n.1, 1998.
[6] Primo Levi, op. cit. pag. 150.
[7] Primo levi, op.cit. Pag. 23.